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Informazioni turistiche della Provincia di Macerata
Da Visitare: Arte, Storia, Cultura nella Provincia di Macerata
Profilo dell'area
A chi giunge dall’Appennino, il territorio maceratese s’annuncia con l’ingentilire dei luoghi, man mano che
il mattone si sostituisce alla pietra e le forme dell’edilizia rurale si stabilizzano in una tipologia presto evidente
anche agli occhi del viaggiatore. Il carattere saliente di questa terra è costituito dall’assoluto addomesticamento di
un paesaggio “dolce” e “naturale”. Tale effetto è in realtà da riferire a una paziente azione dell’uomo, condotta a
termine con finalità agricole intorno alla metà del XIX secolo, quando il processo raggiunse un grado di espansione
tale da risultare felicemente impercettibile. Tale carattere, peraltro ampiamente condiviso nella fascia collinare marchigiana,
è qui esaltato da una stratificazione degli elementi storici corrispondenti alle diverse epoche che più significativamente vi
sono succedute, quasi ubbidendo a un criterio di pacifica convivenza.
Il ruolo egemone del capoluogo risulta esso stesso derivato, piuttosto che dalla violenza del sopravvenimento storico, da un
disegno di riorganizzazione amministrativa dei territori adriatici compresi nell’area di maggiore influenza politica pontificia.
La forma urbana di Macerata consente appena qualche ricostruzione indiziaria dell’epoca comunale, ma nel suo pieno manifestarsi
risulta evidentemente qualificata da interventi che hanno dettato il criterio qualificatore dei due nuclei preesistenti: il podium,
nel punto orograficamente eminente, e la cattedrale con l’annesso vescovato, ubicata ad una quota altimetrica singolarmente più bassa.
Tutti tra il ‘500 e il ‘600 gli interventi che definiscono al centralità della piazza: dalla costruzione della Loggia dei Mercanti
(tempestivo annunzio dell’imminente internazionalizzazione del linguaggio fiorentino) all’edificazione del palazzo apostolico
(oggi palazzo della prefettura), dall’elevazione della torre civica all’ampliamento e rettifica dell’asse viario centrale
(l’attuale corso della Repubblica). Con i centri vicini il capoluogo condivide il timbro cromatico, dovuto all’uso del laterizio.
La vibrazione di luce data dalla varietà delle argille e delle cotture (ma la risultante è sempre chiaro color pastello rosato,
pur se la gamma è compresa tra il crudo ocra e il terra di Siena bruciata) è caratteristica di un mattone che trasferisce in
architettura la natura artigiana – ravvicinata e paziente – di un rapporto antico e peculiare, di reciproca familiarità con la terra.
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Lo Sferisterio di Macerata
Macerata, ancora cinta dai bastioni cinquecenteschi, è attraversata dalle tante strade che salgono verso il
cuore del centro storico, su cui si affacciano la rinascimentale loggia dei mercanti, il settecentesco teatro
Lauro Rossi e, a poca distanza, i musei civici di palazzo Buonaccorsi . Questi ultimi ospitano la celebre galleria
dell’Eneide, capolavoro del 18º secolo che custodisce un’importante collezione di arte moderna. Ma il monumento
cittadino più famoso è sicuramente il neoclassico Sferisterio, costruito nella prima metà dell’ottocento per ospitare
le partidi pallone al bracciale, antico gioco di squadra che consiste nel mettere una palla di cuoio nel campo avversario
scagliandola con un bracciale di legno dotato di rialzi a punta. Oggi l’arena dello sferisterio è diventata palcoscenico
per concerti e spettacoli e la sua stagione lirica, che si svolge ogni anno tra luglio e agosto, è una delle più importanti e
seguite di tutta Europa. Il cinquecentesco palazzo Ricci è sede di un museo che conserva oltre trecento opere dell’arte italiana del novecento.
Tra queste Ritratto di Donna di Boccioni , le Muse inquietanti di de Chirico, la piovra Gino Bonichi detto Scipione , oltre a dipinti di Mafai ,
del gruppo Corrente , di Lucio Fontana , Guttuso e Burri. La ricca sezione delle sculture espone l’Ecce puer di Medardo Rosso ,
la grande danzatrice di Francesco Messina e il torso di giovinetto di Arturo Martini. Un curioso museo della carrozza raccoglie,
invece, i modelli più in voga nel primo novecento, stelle, fustini, finementi, libri, fotografie, carrozzine per i bambini e una
lettiga della croce verde della prima guerra mondiale. Macerata e anche la città natale di padre Matteo Ricci (1552-1610),
un gesuita conosciuto in Cina con il nome di Lu Madou, considerato il primo uomo che riuscì ad aprire un ponte culturale
fra l’Occidente e la Cina, oltre che un raffinato studioso di discipline scientifiche e letterarie.
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Il cuore medioevale di Camerino
Il nome di questa piacevole città medioevale a 670 m d’altezza, non molto lontano dai monti sibillini,
deriva dall’umbro camars (“roccia” o “rocca”) quasi a voler ricordare che fu fondata intorno al 1500 a.C.
dagli umbri camerti e solo verso il 220 avanti si romani ciò grazie all’apertura della via Flaminia e collegava
Roma alla costa adriatica. I monumenti più interessanti di Camerino sono il Palazzo Ducale, che ospita la sede
dell’Università fondata nel lontano 1727, il duecentesco convento di San Domenico, sede della pinacoteca e dei
musei civici, ricca di reperti archeologici, e la fortezza costruita nel 1503 da Cesare Borgia, non per difendere
la città bensì per tenere in soggezione i cittadini nostalgici della dinastia dei Varano. Pare infatti che i cannoni
fossero rivolti verso il centro. Anche l’orto botanico, istituito nel 1828, e il curioso museo di storia naturale
dell’Università sono aperti al pubblico. In maggio, in occasione dei festeggiamenti in onore del patrono San Venanzio,
Camerino città ducale rivive tra del passato con processioni, offerte di ceri, un grande falò propiziatorio,
spettacoli di musica antica, la corsa alla spada, taglio degli arcieri e l’apertura delle taverne negli angoli più suggestivi del centro storico.
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Chiese e cappelle di Cingoli
Cingoli appare oggi al turista come un tipico borgo medioevale, arroccato sul monte Circe.
Il paese, che già nel terzo secolo a.C. era un centro fortificato abitato dai romani , citato nel
De bello Gallico, offre al visitatore il rinascimentale palazzo comunale, che ospita al piano terra il
museo archeologico statale, e il bel panorama che si gode dal belvedere, conosciuto con il nome di Falcone
delle Marche. Gironzolando per le vie del centro storico si incontrano numerose chiese e cappelle - chi le ha
contate dice che ne sono ben 89-e alcuni interessanti palazzi nobiliari, tra i quali il quattrocentesco palazzo Conti ,
il cinquecentesco palazzo Puccetti e il secentesco palazzo Castiglioni dove nacque, nel 1761, Francesco Saverio Castiglioni ,
diventato poi papa Pio VI. Da non perdere una visita all’antico quartiere della Polisena , con le sue vie e in selciato
scoscese e le semplici case senza intonaco, e l’enigmatica fontana di Maltempo , situata in corso Garibaldi e costruita
nel 1568 su proposta di una presunta e altrettanto misteriosa congrega de’ philosophi. Nei giorni che precedono
Ferragosto si svolge la rievocazione storica Cingoli 1848, dove si inscenano momenti della vita quotidiana di
ricchi e popolani nell’ottocento. Durante la manifestazione i visitatori sono invitati a cimentarsi in antichi
giochi, come la corsa ad della bocca e, il tiro della fune e il taglio del tronco.
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Il fascino di Civitanova Alta
Se la città nuova, costruita in riva al mare là dove sorgeva l’antica città Picena e
romana di Cluana , ha l’aspetto un po’ anonimo delle tante località costiere dell’Adriatico,
Civitanova Alta mantiene ancora intatto il suo fascino di città medioevale. Protetta dalle mura
Castellani, sulle quali si aprono quattro porte-tra cui la quattrocentesca porta marina riconoscibile
per il cipresso nato dentro la fascia merlata conserva l’ottocentesco palazzo della delegazione,
trecentesca ex chiesa di Sant’Agostino, dove vengono allestite mostre estive, e il bel teatro Annibal Caro .
Sulla centrale Piazza della libertà si affacciano palazzo Cesarini, di origini trecentesche, Palazzo Ducale
rimaneggiato nel cinquecento, la sconsacrata chiesa di San Francesco e numerosi altri edifici gentilizi.
La vicina galleria d’arte moderna ospita opere di Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio Morandi , Antonio
Ligabue e Giacomo Manzù . In luglio il corpo si trasforma in palcoscenico di Civitanova danza, festival
internazionale che ricorda Enrico Cecchetti , primo ballerino alla corte di Russia del 19º secolo.
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L’antichissima Matelica
Le origini di Matelica si perdono nella notte dei tempi che portano alla preistoria, anche
se per trovare tracce di un centro urbano vero e proprio bisogna arrivare piceni e alla nascita del
municipium romano, del primo secolo d.C. , quando la città occupava, quasi per intero, la superficie
dell’attuale centro storico. Reperti archeologici legati alla storia di Matelica e agli scavi effettuati
sono visibili nel museo archeologico, allestito all’interno di palazzo Finaguerra . Particolarmente importante,
anche per la sua rarità, è l’orologio solare sferico in marmo con iscrizioni in greco, noto come il globo di Matelica ,
datato tra primo-secondo secolo d.C. . Il quattrocentesco palazzo Piersanti ospita opere di Bellini, Antonio da Fabriano,
Francesco di gentile da Fabriano, Salvador Rosa , Carlo Maratta, oltre ad argenti pregiati, mobili rari e di pregio.
I musei comunali di palazzo Ottoni sono la sede di una pinacoteca e di una mostra archeologica permanente. Passeggiando
per il centro storico si ammirano la monumentale fontana ottagonale in pietra bianca di piazza Mattei, duecentesco palazzo
di governo e la loggetta aerea che, dal 1521, collega palazzo Ottoni alla depandance oltre la strada comunale.
Da vedere anche il monastero, con Chiesa, di Santa Maria Maddalena o della beata Maria, edificato nel 1225 è
sicuramente il più antico del circondario, e l’ex loggia del pesce, dagli archi chiusi con vetrate, che oggi ospita l’enoteca comunale.
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La piazza - salotto di Montelupone
Montelupone è uno dei piccoli centri marchigiani che meglio conservate le testimonianze della sua ricca storia,
con l’originale pavimentazione in pietra, le mura castellane e le quattro porte d’ingresso che nei secoli passati
venivano chiuse al tramonto e riaperte all’alba. Il cuore del borgo è la bella piazza-salotto sulla quale si affaccia
il palazzetto del podestà (o dei Priori), con la torre civica con merlatura ghibellina. Si tratta di un edificio trecentesco
o a forma rettangolare, di influenza lombarda, dotato di uno scenografico loggiato cinque atti, che custodisce nel salone
principale del piano nobile, sede della pinacoteca civica, un affresco devozionale del cinquecento. Nei sotterranei del
palazzo comunale, anch’esso affacciato sulla piazzetta-salotto con il suo loggiato in stile neo classicheggiante, ha
invece sede del museo d’arti e mestieri antichi. L’edificio ingloba anche una vera sorpresa: l’ottocentesco teatro storico
Nicola degli angeli, di forte impronta neoclassica con influenze palladiane, dall’etereo dipinto dell’asso come sospeso
cielo di nuvole un gruppo di giovani fanciulli improvvisatisi angeli musici. Passeggiando per Montelupone si scorgono
diverse residenze delle antiche famiglie nobiliari dei Tomassini –Barbarossa, Chigi-Celsi –De Sanctis, Narcisi-Magner,
Fresco, Emiliani e Giachini, oltre alla chiesa trecentesca di San Francesco. Nei pressi della cinta muraria si incontra
l’originale bombardiera malatestiana, una struttura militare con un’apertura circolare da dove venivano esplosi colpi di
bombarda è un sovrastante avveniristico sistema cruciforme di puntamento. Da più di mezzo secolo Montelupone organizza la
sacca del carciofo, che si svolge nel borgo agli inizi di maggio.
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Storie contadine all’abbazia di Santa Maria Di Chiaravalle di Fiastra
Fondato dai monaci cistercensi dell’omonima chiesa lombarda ,il complesso religioso
è un’interessante esempio di architettura di transizione dal romano al gotico. Costruita a
partire dal 1142 utilizzando le pietre recuperata dall’antica città romana Urbs Salvia,
l’abbazia fu per tre secoli un importante centro ecclesiastico ,con più di duecento monaci,
estese proprietà e numerose fattorie. Dopo anni di abbandono e di utilizzo come abitazione
privata il complesso, con la chiesa e il monastero, è stato recentemente restaurato e oggi è
nuovamente abitato da monaci. Il luogo è particolarmente suggestivo, così come l’ambiente
naturale che lo circonda, istituito riserva naturale. Tre sentieri , tra i quali uno sensoriale – lungo
il quale la scoperta della natura non è affidata solo alla vista ,ma anche all’udito ,all’olfatto e al tatto - permettono
la visita dell’area protetta. L’antica foresteria del monastero ospita il museo della civiltà contadina e degli attrezzi
agricoli che offre al visitatore la possibilità di ammirare gli oggetti provenienti dalle case coloniche vicine: antichi telai,
tini per l’uva , un’ aratro in legno, un tipico birroccio marchigiano , oltre a numerosi attrezzi utilizzati
per realizzare corde o pigiare le uve . Numerose fotografie documentano i momenti più interessanti della vita rurale,
quali la trebbiatura ,la costruzione del pagliaio , le fiere per la vendita del bestiame e la semina.
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Sarnano: ai piedi dei monti sibillini
Nel cuore di un’incantevole valle ai piedi dei monti sibillini si incontra Sarnano,
un autentico gioiello architettonico paesaggistico immerso nel verde delle montagne e dei boschi circostanti.
Il centro storico, di origini medievali, si conserva intatto nella sua struttura urbanistica di città murata,
tra antiche vie, scalinate e scorci mozzafiato. La piazza alta e il centro dell’insediamento dove si incontrano
nella chiesa di Santa Maria Assunta , con opere di Piero Alemanno , i palazzi del podestà, dei priori e del popolo,
il museo civico e la pinacoteca che ospita un capolavoro del maestro rinascimentale Vittore Crivelli la Madonna con bambino.
Tutt’intorno un territorio dall’atmosfera quasi irreale di pace assoluta, con boschi fittissimi che arrivano fino a ridosso
dell’abitato da visitare i prati di San Liberato, da dove si intravedono il borgo medioevale di monastero, antico convento
dei monaci benedettini, e la suggestiva forra dominata dai resti del castello di rocca colonnata . Sarnano è nota anche per le
terme, dalle cui fonti sgorgano acque oligominerali particolarmente pure. Da non perdere, tra le manifestazioni,
la mostra mercato nazionale di antiquariato e dell’artigianato artistico allestita nelle antiche botteghe del centro
storico tra l’ultima settimana di maggio e la prima di giugno e le feste medioevali di inizio agosto.
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Evocazioni leopardiane a Recanati
Parlare di Recanati è come evocare Giacomo Leopardi, il grande poeta italiano che qui
nacque nel 1798. E proprio con una visita alla sua casa natale e alla fornita biblioteca
leopardiana con 20.000 volumi inizia la visita di questa piacevole cittadina marchigiana.
Si prosegue quindi con la chiesa di San Vito, risalente al nono secolo e completata sul disegno del
Vanvitelli con la piccola chiesa di Sant’Agostino, dal bel portale in pietra d’Istria, e
l’antico chiostro con la torre campanaria del passero solitario, resa famosa da una poesia di Leopardi.
Salendo sulla sommità del monte Tabor , oggi sede del centro mondiale della poesia dell’una Giacomo Leopardi,
si ammira lo stesso panorama che ispirò il poeta nella celebre poesia l’infinito, composta a soli 21 anni.
Qui inizia il parco letterario Giacomo Leopardi, con un viale interrotto da scalinate che conduce nel cuore dei luoghi leopardiani .
Prima di lasciare Recanati vale la pena ricordare che la città diede i natali anche a un altro importante personaggio:
il tenore Beniamino Gigli .A lui è dedicato il civico museo ospitato nel teatro persiani, che propone un percorso di
scoperta e ascolto di uno dei cantanti lirici più amati dal pubblico.
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La piazza ellittica di San Severino Marche
Come non farsi affascinare dalla bella Piazza ellittica sulla quale si affacciano il settecentesco
palazzo comunale , la chiesa di San Giuseppe , con la facciata in stile rococò , il cinquecentesco
palazzo dei governatori, l’elegante palazzo Servanzi Collio e l’ottocentesco teatro Feronia .
Tra i vicoli acciottolati del centro storico si incontrano in museo del territorio, con oggetti e
attrezzi del mondo contadino, e la pinacoteca comunale, che conserva interessanti opere di pittori
marchigiani, primi tra tutti i natii fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni . Il borgo antico è dominato
dall’imponente castello, con il Duomo vecchio, il monastero di clausura delle gradisse, dedite alla
coltivazione dell’aloe vera, è un’interessante museo archeologico con reperti dei vari popoli che hanno
abitato la zona. Poco lontano si visita il nuovo parco archeologico nato per proteggere i resti della
città romana di Septempeda , della quale si riconoscono torri in tuffo, avanzi di mura con un paio di porte,
un impianto termale e alcuni edifici pubblici. Agli inizi di giugno San Severino festeggia il santo patrono
con il taglio dei castelli, che rievoca gli splendori quattrocenteschi, quando la città era retta dalla signoria
degli Smeducci . Nella settimana di festeggiamenti il paese è attraversato da un corteo storico che accompagna
fino al vecchio castello il reliquiario del patrono, per l’offerta dei ceri. Le celebrazioni proseguono poi con
la corsa delle torri di gare di tiro con l’arco, tiro la fune che gioco della mela.
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La pace tra Pio VI e Napoleone Bonaparte a Tolentino
Accogliente cittadina nel cuore delle Marche, Tolentino vanta un bel centro storico che accoglie
il turista con i suoi antichi edifici. Tra questi il trecentesco palazzo comunale; palazzo Parisani
Bezzi detto anche casa della pace perché qui, il 19 febbraio 1797, fu firmata la cosiddetta pace di Tolentino - sesto e
Napoleone Bonaparte, il trecentesco castello della Francia, nato dalla trasformazione di una precedente fattoria
fortificata con granaio, e l’ottocentesca torre degli orologi. Il ponte del Diavolo, costruito nel 1268, è l’unico
con cinque arcate e una torre merlata quadrangolare lungo tutto il corso del fiume Chienti , mentre nella basilica
di San Nicola, che ospita il museo civico archeologico, un lapidarium e diverse altre collezioni, si trova il ciclo di
affreschi più importante della regione e tra i massimi del mondo. Risale alla prima metà del trecento ed è attribuito
alla scuola giottesco –riminese e in particolare al cosiddetto Maestro di Tolentino. Da non dimenticare l’abazia di Fiastra ,
uno dei più interessanti esempi di arte romanico - circestense che si trovino in Italia. Tra i numerosi musei si distingue
per l’originalità il museo della caricatura , il primo del genere in Italia e nel mondo. Agli inizi di maggio la cittadina
ricorda la storica della battaglia di Tolentino, combattuta dalle truppe napoletane di re Gioacchino Murat e quelle austriache
del barone Federico Bianchi. Alla ricostruzione del fatto d’armi partecipano 250 figuranti che ricreano fedelmente le varie fasi
dei combattimenti. In programma anche visite guidate al borgo antico e menù storici .
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